Crab Goalkeeper

Titolo Originale: Kani gôrukîpâ, かにゴールキーパー
Nazione: Giappone
Durata: 80 minuti
Regia: Minoru Kawasaki
Anno: 2006
Cast: Hiroshi Fujioka, Mikisuke Haruyama, Aya Koizumi, Arthur Kuroda, Hiroaki Morishima, Yakan Nabe, Nao Oikawa, Hitoshi Ozawa, Michiko Shimizu, Naoto Takenaka, Sayaka Tashiro

Trama:

Mentre è sulla spiaggia un ragazzino di nome Shinichi vede altri ragazzini picchiare un enorme granchio antropomorfo spiaggiato. Ad un certo punto questo si alza e spaventa i ragazzini cattivi mentre diventa amico di Shinichi che lo porta a casa e gli insegna a parlare. I genitori del ragazzino accoglieranno il granchio, pensando però di sfruttarlo per risolvere i problemi finanziari della famiglia. Scoperto il malefico piano, il granchio scapperà di casa e si troverà davanti a molte difficoltà che però lo porteranno a diventare portiere di una squadra di calcio.

Secondo me:

In una sua intervista Minoru Kawasaki definì questo film Forest Gump ma con un granchio per protagonista”. Il paragone è abbastanza colorito ma c’è da dire che per quantità di temi trattati Crab Goalkeeper non ha nulla da invidiare al film di Zemeckis e soprattutto non dura 2 ore e mezza.
In soli 80 minuti qua si parla di yakuza, del mondo delle accompagnatrici giapponesi, di solitudine, amicizia, problemi economici, truffe che porteranno anche a gravi conseguenze come la mercificazione del proprio corpo (e non sto parlando di prostituzione) ed ovviamente l’amore. Si parla anche di inquinamento e del riscaldamento globale che avrebbe dato vita a strane creature mutanti. La cosa viene liquidata nei primi 30 secondi di film, ma è un passaggio importante che va sottolineato soprattutto per i fan di Kawasaki Minoru dato che questo è l’unico suo film con animali antropomorfi che ne giustifica la presenza in qualche modo. L’approccio dei personaggi umani con il granchio però non è particolarmente differente rispetto agli altri film, forse nel complesso questo granchio viene visto con un po’ più di diffidenza rispetto ai vari calamari, gatti e koala dei film precedentemente trattati. Ma nel complesso anche il nostro nuovo amico si muove abbastanza liberamente tra gli esseri umani.
I toni del film sono gli stessi che ho amato negli altri film di Minoru Kawasaki e quindi aspettatevi di vedere una commedia leggera ma non ridicola nella quale il nostro granchione fare cose normali come il cameriere, il barista o sfruttare una delle sue caratteristiche da crostaceo per compiacere un boss della yakuza locale.
Come spesso accade con i film del nostro regista preferito, la scena finale è la più assurda del film. Saremo infatti alla partita di calcio che segnerà l’esordio in squadra del nostro granchio dove tra inaudite violenze e mutilazioni vinceranno i buoni sentimenti e l’allegria. Da segnalare il cameo di un convintissimo calciatore giapponese, tale Hiroaki Morishima, che rilascia un’intervista nella quale è decisamente poco a suo agio nel dire come segnerebbe ad un granchio. Le scene davvero esilaranti sono poche (ma molto divertenti) ma questa è una forza dei film del Maestro. I suoi film non puntano alla facile risata dovuta alla battutina scema ma è tutto il contesto che ti mette di buon umore dall’inizio alla fine del film. Le storie sono semplici e funzionerebbero anche se i protagonisti fossero tutti umani, ma la presenza della bestiaccia antropomorfa di turno rende tutto meraviglioso!

Insomma questo Crab Goalkeeper (o Kani Goalkeeper) è perfettamente in linea con gli altri film di Minoru Kawasaki ed è anche tra i suoi film più belli a mio parere. Non è affatto facile da trovare ma se ce la fate ed apprezzate l’assurdità grottesca di questi film non ne resterete delusi. Forse potrebbe essere anche un buon punto di partenza per conoscere meglio la simpatica follia del regista nipponico.

Riassunto delle puntate precedenti:

Calamari Wrestler (2004)
Executive Koala (2005)
The Rug Cop (2006)
The World Sinks Except Japan (2007)
– The Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit (2008)
Pussy Soup (2008) 

奇人密碼
Titolo Originale: 奇人密碼-古羅布之謎
Nazione: Taiwan
Durata: 104 minuti
Regia: Huang Wen Chang
Anno: 2015
Cast: Ricky Hsiao, Hsiao-shun Hsu, Chia-chia Peng, Yan Pui, Huang Wen Tze,

Trama:

ARTI-C è un robot di legno che vive grazie ad un misterioso potere chiamato l’Origine. Gli abitanti del villaggio nel quale vive assieme al suo inventore sono spaventati dalla sua presenza del robot ed uccidono il suo creatore costringendo così i suoi figli a fuggire dal villaggio assieme ad ARTI-C. Mo, primogenito dell’inventore, decide di dedicare la sua vita alla ricerca dell’Origine per non far spegnere ARTI-C e riscattare il nome della sua famiglia, mentre la sorella Tong è un’abile combattente ma soffre un po’ l’ingombrante presenza del robot. Nel loro viaggio lungo la Silk Road si fermeranno nel villaggio di Lou-lan dove però si troveranno invischiati in una guerra con una misteriosa popolazione chiamata Lop.

Secondo me:

Dato che oggi inizia il 18° FEFF di Udine ho deciso di guardarmi un film asiatico a caso e parlarne qua sul blog. E quando dico scelto a caso vuol dire che sono andato su un sito di film asiatici, ed ho scelto il primo film non coreano o giapponese in elenco e schiacciato il tasto play. Subito mi sono reso conto di aver beccato un kolossal in 3D con del fuoco in digitale fatto piuttosto male e stavo quasi per cambiare film, ma quando ho visto comparire nello schermo il primo personaggio ho cambiato idea perché si trattava di un pupazzo. Dato che quello era l’introduzione mi sono detto “bella l’dea di fare il prologo con delle marionette“, ma finito l’intro queste continuavano ad esserci. Insomma senza saperlo mi sono buttato in un film ad alto budget girato interamente con un mix di pupazzi e CGI con un risultato estetico davvero suggestivo e sorprendente! In passato ci sono stati anche altri film girati con tecniche simili e pupazzi come Team America , Strings  o il lavoro precedente dei creatori di questo film Legend of the Sacred Stone, ma a mio parere questo Arti è il più bello per quel che riguarda il lato artistico. Il film è coloratissimo e l’equilibrio tra i pupazzi e gli effetti digitali è perfetto perché questa non sovrasta l’eccezionale lavoro dei marionettisti ed anzi, guardandomi un po’ di making-of dopo aver visto il film (oltre quello che c’è nei titoli di coda) alcune cose che pensavo fossero interamente in CGI sono risultate essere reali. Magari poi gli effetti speciali sono stati utilizzati per rifinire le scene e in alcuni casi ci sono delle teaxture in bassa risoluzione, impronte che non vengono lasciate nel deserto, acqua brutta… ma nel complesso il risultato è da applausi.
Il film è un Wuxia-Fantasy ed è quindi pieno di combattimenti che risultano giustamente legnosi dato che si utilizzano marionette attaccate sulla testa dei marionettisti o tirate con dei fili su green screen, ma l’effetto è senz’altro piacevole. Paradossalmente invece la qualità scende quando uno dei combattenti è in CGI. L’aspetto estetico è quindi senza dubbio il punto di forza del film, mentre la storia non è particolarmente esaltante e la narrazione in alcune fasi è decisamente frettolosa e poco chiara. Inoltre nel film ci sono alcune forzature come un messaggio ecologista un po’ buttato lì e poco chiaro ed un uccellino rosso totalmente inutile per la storia ma che sicuramente avrà fatto vendere qualche pupazzetto.

Di film di questo tipo ce ne sono ben pochi in giro e sicuramente vale la pena dargli un’occhiata. Pare comunque che il film abbia avuto un buon successo e presto dovrebbe arrivare un sequel. Tra l’altro pochi giorni fa ha avuto una menzione speciale al BIFFF.

รักเราของใคร 1448Titolo Originale: รักเราของใคร
Nazione: Thailandia
Durata: 93 minuti
Regia: Arunsak Ongla-or
Anno: 2014
Cast: Isabella Lete, Apinya Sakuljaroensuk, Pudit Kunchanasongkarm, Pattadon Jan Ngern

Trama:

Pim e Nam sono un’allegra coppietta che però si trova in un momento difficile della loro relazione. Nam sta per andare a studiare in Giappone e vorrebbe portare Pim con se, ma la ragazza non vuole partire. A complicare il quadro arriva anche Pat, una ragazza che Pim incontrerà ad una festa e con la quale nascerà una particolare amicizia che presto però si evolverà in una relazione omosessuale. Le due ragazze riusciranno a coronare la loro storia d’amore ma dovranno scontrarsi con una società che ancora oggi vede con diffidenza una relazione tra persone dello stesso sesso.

Secondo me:

In questo periodo l’argomento principale dell’attualità politica sono i matrimoni gay. Ogni telegiornale, talk show o quotidiano non può non parlare dell’argomento in questo periodo ed ormai sta per arrivare in parlamento un disegno di legge per regolamentare le unioni tra persone dello stesso sesso.
Da buoni democristiani, noi di Filmperpochi non esprimiamo nessun parere riguardo nessun argomento delicato, ma abbiamo deciso di cavalcare l’ondata mediatica parlando di un film a tematica omosessuale. Non sarebbe nel mio stile parlare di film celebri ed acclamati come I segreti di Brockback Montain o La Vita di Adele, pertanto ho preferito cercare qualcosa di quasi totalmente sconosciuto ma comunque valido.
La mia ricerca mi ha portato in Thailandia, paese che ha saputo regalarmi dei bei lacrimoni in almeno un paio di occasioni con film drammatici o romantici. Ero quindi abbastanza ben disposto verso questo film ma ad essere onesto non mi ha emozionato più di tanto nonostante abbia ottimi spunti romantici e momenti molto tristi.
La mia insensibilità potrebbe essere dovuta alla poca empatia che ho avuto con le ragazze protagoniste della storia d’amore lesbo nel film. L’attrazione fulminea delle due protagoniste non giustifica il modo con il quale Pim tratta il povero Nam che le prova tutte per risollevare la loro zoppicante storia e, nonostante i suoi sforzi e l’affetto per Pim, viene lasciato con un mezzuccio veramente triste e vile! Pat invece è il diavolo tentatore che non tiene assolutamente in considerazione la relazione della ragazza a cui punta. Insomma, io spero che in Giappone Nam abbia trovato una ragazza mille volte migliore di Pim.
L’amore tra le ragazze però trionfa e alla fine Pim e Pat si mettono insieme, si sposano, gestiscono un caffé in mezzo alla natura e vivono la loro favola nonostante qualche ostacolo e l’ostilità della famiglia di una delle ragazze.
Il punto del film è che il matrimonio delle due ragazze non è legalmente riconosciuto dalle leggi Thailandesi. Il 1448 del titolo è proprio l’articolo del codice civile Thailandese che descrive il matrimonio come “l’unione tra un uomo e una donna con più di 17 anni“. Le due protagoniste di questo film quindi si sposano ma legalmente il loro matrimonio non ha nessun valore e pertanto, dal punto di vista legale, le ragazze non hanno nessun legame. Questo porterà a gravi problemi che culmineranno più o meno a dieci minuti dalla fine quando un avvocato senz’anima si rivolgerà ad una delle due ragazze distrutta dal dolore dicendole: “Bhé, se ti sposavi un ragazzo tutto questo non sarebbe successo”.
Visivamente il film è bruttino e l’impatto grafico iniziale potrebbe allontanare qualcuno. I problemi non si limitano alle evidenti carenze visive, ma anche stilisticamente il film ha delle grosse lacune. Restando sui primi minuti ad esempio, c’è un concerto che viene ripreso per troppo tempo. Scene invece molto importanti vengono troncate in maniera rapidissima con dei tagli di montaggio repentini che fanno pensare che parte del girato sia andata persa. E poi ci sono dei flashback che ogni tanto riescono a confondere le idee non poco.

Nonostante gli evidenti difetti e la mia scarsa empatia con i protagonisti, il film non mi è dispiaciuto e credo che lì fuori ci siano diverse persone che sognino di aprire un caffé in mezzo ai campi con la propria anima gemella.
Se questo film può apparire pura propaganda a favore dei diritti gay e voi invece siete dei bigotti forcaioli, sappiate che il prossimo articolo potrebbe vedere per protagonisti proprio delle persone come voi!
Data però la frequenza di pubblicazione che c’è su questo sito la cosa potrebbe anche non avvenire mai.
Vedremo.

shark lake

Titolo Originale: Shark Lake
Nazione: USA
Durata: 92 minuti
Regia: Jerry Dugan
Anno: 2015
Cast: Dolph Lundgren, Sara Malakul Lane, Lily Brooks O’Briant, James Chalke, Kim Baptiste, Ibrahim Renno, Michael Aaron Milligan

Trama:

Clint è un trafficante di animali esotici e padre single che viene arrestato da Meredith, poliziotta di una cittadina sulle sponde del lago Thaoe. Durante l’inseguimento che porta alla sua cattura, Clint finisce nel lago con il suo furgone. Dopo l’arresto Meredith prenderà in custodia la figlia di Clint che però uscirà dal carcere dopo 5 anni e il suo rilascio farà temere a Meredith di perdere la bambina. Le acque del lago però iniziano ad essere ben poco sicure…

Secondo me:

Dolph Lundreg è uno di quegli attori che verrà ricordato in eterno per un solo mitico ruolo. Parliamo ovviamente di Ivan Drago di Rocky 4, il pugile russo che pronuncia la mitica frase “io ti spiezzo in due”. Dolph ha una filmografia decisamente ampia che però non brilla per qualità e varietà e probabilmente le sue ambizioni di attore sono state uccise sul nascere dal flop di Master of the Universe, girato subito dopo Rocky 4. Però Dolph è ormai un volto famigliare e personalmente gli voglio un gran bene e quindi mi ha fatto enorme piacere vedere il suo faccione su una locandina di un film di squali, mio genere preferito. Ben 15 persone, Dolph Lundgren compreso, hanno rotto i salvadanai e racimolato spiccioli tra le pieghe del divano per produrre questo film che, seppur abbia un po’ deluso le mie aspettative sugli squali, mi ha divertito. Non è infatti un classico film in stile copia de “Lo Squalo” o un becero horror ma assomiglia più ad un thriller-drama che mette al centro della scena il rapporto tra tra Clint, la figlia e la madre affidataria Meredith.
Non ci saranno però grosse scene d’azione o fuochi d’artificio ma giusto un’innocente scazzottata tra vecchi amici e ed un folle combattimento in acqua finale.
Dolph interpreta un ex-malfattore che cerca di redimersi ma che inevitabilmente si trova ad avere a che fare con il suo passato. Meredith è il personaggio che avrà più tempo sullo schermo ed anche quello che farà le scelte più discutibili ma in qualche modo comprensibili dato il momento di tensione che deve affrontare. Le storie dei personaggi prevalgono quindi sugli squali che non faranno stragi in questo film. Non mancano però le ragazze in bikini o la classica scena dei bagnanti che vanno a nuotare in una zona isolata e che verranno attaccati dall’adorabile bestiola.
Se il titolo del film vi ha fatto storcere il naso sappiate che la presenza dello squalo in un lago viene spiegata in maniera sufficiente dato che in questo caso i protagonisti saranno dei leuca, specie che in alcuni casi può adattarsi e vivere in acqua dolce. E comunque questo non è il primo film ad avere degli squali in un lago. Ad esempio Shark Night 3D era ambientato sulle sponde di un lago e la presenza delle varie specie di squalo presenti in quel film era molto meno credibile rispetto a questa. Un punto di contatto con i classici film di squali sono la presenza dell’esperto biologo e l’esperto cacciatore che però, in questo caso, sarà una divertente parodia di uno di quei personaggi che catturano animali su DMAX e simili. Il film quindi non ha grossi guizzi ma personalmente credo sia un buon film con una sceneggiatura più che sufficiente per i valori produttivi in campo.

Il film non è nulla di rivoluzionario ma io mi sono divertito. Dolph Lundgren continuerà ad essere, ma da oggi aggiunge alla sua filmografia un onesto b-movie con gli squali. Non è un film che rimane in testa per molto tempo ma guardarlo non sarà una totale perdita di tempo.

Chloe_and_Theo_movie_poster

Titolo Originale: Chloe & Theo
Nazione: USA
Durata: 82 minuti
Regia: Ezna Sands
Anno: 2015
Cast: Dakota Johnson, Theo Ikummaq, Mira Sorvino, André De Shields, Ashley Springer, Larry King, Eric Oram

Trama:

Theo è un Inuit che vive tra i ghiacci artici minacciati dal riscaldamento globale del pianeta. Viene scelto dagli anziani della sua comunità per parlare agli “Anziani del Sud” di una profezia riguardante il sole. Per compiere questa missione Theo verrà mandato a New York dove però dovrà vedersela con un mondo totalmente diverso da quello a cui è abituato. Fortunatamente incontrerà Chloe, una senzatetto fan di Bruce Lee che lo aiuterà nella sua missione.

Secondo me:

In questi giorni i grandi del mondo si trovano a Parigi per il COP21 con lo scopo di trovare un accordo per limitare le emissioni inquinanti e frenare il riscaldamento globale. E quindi mi sono detto: perché non proporre al mio pubblico un film su questo tema? Chloe & Theo è proprio questo ma si rivela essere un film inutile e retorico che potrebbe farvi venire voglia di bruciare copertoni e mettere il riscaldamento di casa vostra al massimo per girare in costume in pieno inverno.
A dirla tutta non avevo programmato nulla per il COP21 e, dopo mesi di totale inattività sul sito, era anche ora di parlare di qualcosa. Ho trovato questo film solo perché nutro uno strano feticismo per tutte queste comunità isolate che vivono rispettando e seguendo tradizioni tutte loro, un po’ come la Corea del Nord (l’ho buttata lì solo per linkare Pulgasari) e quindi, in una serata dedicata alla ricerca di informazioni sugli eschimesi, ecco saltare fuori questo film.
Sono un po’ arrugginito con la scrittura e quindi farò un articolo più semplice del solito descrivendo più o meno quello che avviene nel film risparmiandovi magari le parti un po’ più noiose. Pertanto quello di oggi sarà un articolo totalmente SPOILEROSO. A me comunque questo film non è piaciuto assolutamente pertanto ne sconsiglio la visione. NON andate oltre se volete comunque dare un’occhiata al film. Io vi ho avvistato.

INIZIO SPOILER

Il film si apre con le splendide immagini di Theo tra i ghiacci ed con la voce fuoricampo di Dakota Johnson (quella di 50 Sfumature di Grigio che qui interpreta Chloe) ci racconta quello che andremo a vedere. Theo viene istruito dagli anziani sulla sua missione e questa parte è recitata in lingua Inuit.  I primi minuti sono sicuramente i più belli del film, ma purtroppo ci aspettano un’altra ora e abbondante di tristezza assoluta. La scena si sposta a New York e, giustamente, Theo si trova spaesato. La sua inadeguatezza però ci viene raccontata nella maniera più banale e retorica possibile grazie a frasi fastidiose e che vogliono continuamente far sentire lo spettatore una merda perché vive nella civiltà occidentale. Vai quindi con banalità quali: i grattaceli che fanno schifo perché coprono il cielo, i marciapiedi non vanno bene perché si perde il contatto con la terra, e c’è troppa gente, e non si riesce a dormire per il rumore… A mio parere questo prendere per mano lo spettatore e spiegargli ogni cosa è una delle cose più fastidiose che un film possa fare, ma andiamo avanti.

Visto che la società occidentale è pericolosa, Theo viene avvicinato da tre loschi figuri intenzionati a derubarlo ma fortunatamente arriva Chloe la barbona a salvarlo. L’unica cosa positiva di questo personaggio è che ogni tanto fa delle citazioni di Bruce Lee. Per il resto è fastidiosissima, sempre con le sue maledettissime battute pronte e con un’aria di superiorità da eroina di ‘sto cazzo.
Theo viene accompagnato nel rifugio dei barboni (più che altro un ampio monolocale dotato anche di elettricità) dove ci sono altri due personaggi inutili: un barbone incazzuso e l’amico fedele di Chloe. Qui Theo racconta la sua missione e parte una scenetta animata terrificante su quanto è cattivo l’uomo del sud del mondo. I barboni (incazzuso escluso) cercheranno di aiutare Theo e faremo la conoscenza di un altro barbone: Mr. Sweet. Se Chloe era fastidiose questo qua è da randellate in faccia. Di tutti questi senzatetto non ci verrà raccontato quasi niente, quindi è impossibile provare un minimo di empatia per i personaggi. Ma d’altronde il film non deve parlare di tutti i problemi del mondo, meglio concentrarsi su una cosa sola.

L’obbiettivo dei barboni è far parlare Theo all’ONU ma prima devono andare a fare shopping, perché altrimenti non potrebbero farci vedere un terribile montaggio con i protagonisti che si cambiano d’abito davanti ad uno specchio. La banda di falliti si reca quindi davanti alla sede dell’ONU e, stranamente, il loro piano di far intrufolare Theo dentro il palazzo fallisce, anche se non si capisce bene come vadano le cose. Theo entra nel palazzo, parla con le guardie e per qualche motivo tutti vengono arrestati e trattati da terroristi. Si vede una strana marcia dei barboni guidata da Mr. Sweet ma non si capisce esattamente cosa sia successo. Bho, comunque Theo viene liberato da una donna che l’ha visto all’ONU e sembra intenzionata ad aiutarlo. Non sapremo mai con esattezza chi è questa donna, ci verrà solo raccontato che in passato era un medico ed in Sud-Africa ed ha visto morire un bambino di AIDS perché non è stato incluso in un clinical trial che secondo lei avrebbe potuto salvarlo ma, non sarebbe permesso fare clinical trials sui bambini perché sarebbero considerati un abuso su minori. ASSOLUTAMENTE FALSO.

Io ho appena finito un Master in Ricerca Clinica e questa frase è una vaccata colossale. Giusto per fare un esempio QUESTO è un trial in corso adesso in Botswana che viene fatto su neonati.
Dare queste informazioni false in un film che ha l’obbiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi sociali, con lo scopo di puntare il dito a caso sulle “cattivissime multinazionali farmaceutiche” dicendo vaccate è semplicemente riprovevole. Ed oggi è pure la giornata mondiale contro l’AIDS. I clinical trials hanno regole rigide e stringenti che vanno osservate con il massimo rigore o ci ritroveremo con altri casi Vannoni.
Il discorso sarebbe molto più ampio, dato che ci sono sicuramente delle criticità nel sistema, le case farmaceutiche non sono certo degli enti benefici con condotte sempre cristalline e troppo spesso i risultati dei trial non vengono pubblicate ma non è questa la sede per parlare di queste cose.
Torniamo al film.

La dottoressa si offre di aiutare Theo a parlare davanti ad un pubblico e, dopo una richiesta di quest’ultimo, decide di ospitare i barboni nel suo appartamento ed inizia una strana relazione da mamma con Chloe che addirittura ad un certo punto si incazza con la dottoressa e si chiude in camera mentre Mr. Sweet urla cercando di insegnare a Theo come si gioca a scacchi e quell’altro magia come un cinghiale. Insomma dei magnifici ospiti!
Taglio un po’ corto che mi sono rotto le scatole di scrivere di questa robaccia. La dottoressa organizza un meeting che va bene anche se Theo non si fa vedere perché preferisce fare 62 piani di scale a piedi invece che prendere l’ascensore dato che lui ama camminare. Poi arriva il finale più brutto e randomico del mondo dopo quello di Lost.

SPOILER FINITO

A me il film ha deluso moltissimo per il suo approccio molto teen movie con continue battutine spesso inadeguate e ripetitive ed i personaggi veramente troppo brutti. Il messaggio che porta con se viene indebolito da quello che viene messo in scena. Potrebbe essere definito banalmente un’occasione persa per parlare di qualcosa di importante ma, se questi temi vengono trattati in questo modo da registi-sceneggiatori snob, siamo spacciati. Risparmiate l’elettricità che avreste sprecato guardando questo abominio e andatevi a fare una passeggiata nei campi o nel parco della vostra città. Sinceramente mi spiace per il povero Theo Ikkumaq, che molto probabilmente aveva voglia di portare davvero un messaggio in favore della sua gente ed invece si è trovato coinvolto in una roba totalmente inutile e stupida.
Oh se vi può interessare c’è un cameo di Larry King nel finale.

LakeTitolo Originale: Lake Placid Vs Anaconda
Nazione: USA
Durata: 92 minuti
Regia: A.B. Stone
Anno: 2015
Cast: Robert Englund, Skye Lourie, Annabel Wright, Stephen Billington, Yancy Butler, Corin Nemec, Ali Eagle, Heather Gilbert, Nigel Barber

Trama:

I coccodrilli che infestavano Clear Lake sembrano ormai un ricordo grazie ad un cancello elettrificato che circonda l’area infestata. Ma un gruppo di brutta gente recluta il bracconiere Jim Bickerman per catturare un coccodrillo ed oltrepassare il cancello con lo scopo di far riprodurre degli Anaconda geneticamente modificati sfruttando il coccodrillo in qualche modo non proprio chiarissimo. Le cose però vanno storte e gli animali si liberano, oltrepassano il cancello ed iniziano a seminare il panico sulle sponde di Clear Lake.

Secondo me:

Il fatto che il quarto capitolo della saga di Lake Placid si chiamasse Lake Placid: the Final Chapter mi aveva tratto in inganno e reso anche un po’ triste. Negli anni mi sono affezionato a questa saga senza senso ed inoltre il quarto episodio era un deciso passo in avanti rispetto ai due predecessori. La presenza di Robert Englud però doveva farmi pensare che anche Nightmare ha avuto il suo Final Chapter per poi proseguire con 2 sequel ufficiali.
In questo quinto capitolo abbiamo degli ospiti a Clear Lake: gli Anaconda! Ma questi non sono degli anaconda normali, questo film infatti è un cross-over tra la saga di Lake Placid e quella di Anaconda dato che il piano di ingegnerizzare geneticamente i serpenti con un particolare siero viene da Anaconda 2. Per quanto però io sia appassionato di film con mostri assassini, devo ammettere di essere fortemente ignorante per quel che riguarda la saga di Anaconda. Ricordo che quando era alle medie il primo capitolo della saga veniva considerato un film spaventoso ed una sera ci riunimmo a casa di un amico a guardarlo in videocassetta. Ma in quelle serate guardavamo roba terribile credendo fossero dei capolavori, tipo La Mummia. Comunque sia il film non ha lasciato molti ricordi nella mia testa, anche se credo di averlo visto diverse volte sui canali Mediaset. I sequel invece sono abbastanza sicuro di non averli mai visti, nonostante nel terzo pare ci sia David Hasseloff come protagonista.
Questo Lake Placid Vs Anaconda è senz’altro più legato al franchise dei coccodrilli rispetto a quello dei serpentoni: tornano alcuni protagonisti dei precedenti capitoli come il già citato Robert Englund ma anche Elisabeth Röhm che interpreta lo sceriffo e Yancy Butler che interpreta Reba al suo terzo film della saga. Anche la stragrande maggioranza delle morti avviene a causa dei coccodrilli, ma tornando al cast, va segnalata assolutamente la presenza di Nigel Barber, solamente per il fatto che ha esordito con Attack of the Killer Tomatoes!, il cui sequel Return of Killer Tomatoes! è un capolavoro assoluto (con George Clooney tra l’altro).

Ma non divaghiamo e torniamo Lake Placid Vs Anaconda. L’unione di due franchise ormai caduti nel dimenticatoio poteva essere una buona occasione di rilancio per entrambi oppure potevano chiudere entrambe le serie con il botto. E invece hanno preferito fare il classico filmetto di mostri uguale a tutti gli altri prodotti da Syfy negli ultimi anni con una scusa random per mettere qualche bella ragazza in bikini. Purtroppo non c’è proprio nulla che si discosta dalla medocrità di questi prodotti, anzi c’è un eccesso di ironia spicciola che ormai sta diventando fastidiosa. Peccato perché il Final Chapter mi aveva fatto ben sperare per il futuro della saga.

Un film decisamente deludente ma in linea con gli altri monster movie di Syfy. Sarebbe dignitoso chiudere le saghe ma a fine film c’è un cliffhanger. Prevedo un sesto capitolo dal titolo Lake Placid vs Croccaconda.

 

tamako

Titolo Originale: Moratoriamu Tamako, もらとりあむタマ子
Nazione: Giappone
Durata: 78 minuti
Regia: Nobuhiro Yamashita
Anno: 2013
Cast: Atsuko Maeda, Suon Kan, Kiyoya Itō, Kumi Nakamura, Keiichi Suzuki, Yasuko Tomita, Shinya Tanaka

Trama:

Tamako si è appena laureata e torna a vivere nel suo piccolo paesino di origine assieme a suo padre che gestisce un negozietto di articoli sportivi. La ragazza è totalmente apatica e passa gran parte delle sue giornate a non far nulla in camera sua, leggere manga o giocare a qualche videogioco. Non ha più  molti amici nel paese, fatta eccezione per un ragazzino che è quasi costretto ad assecondare Tamako. Riuscirà a trovare la sua strada o rimarrà intrappolata in questo limbo?

Secondo me:

Nel mio portatile c’è un file TXT nel quale finisce ogni singolo film che mi consigliate. Quando non so cosa vedere vado su Random.org, estraggo un film a caso e me lo guardo. Nella lista ci sono film inseriti anche 4 anni fa, ma il sistema di randomizzazione ha deciso che guardassi uno degli ultimi arrivati nella lista e quindi eccoci a parlare di questa roba qua.
La maggior parte di quelli che hanno frequentato l’università, magari e in un posto lontano da casa, si ritroverà perfettamente in questo film. Come Tamako anch’io mi sono ritrovato a non sapere cosa fare dopo la laurea e ad oziare tutto il giorno passando il tempo a crearmi piccole distrazioni inutili. Certo, magari in Giappone la cosa ha un maggior impatto dato che da loro i ragazzi hanno una maggiore indipendenza mentre noi stiamo a casa delle nostre famiglie di origine più a lungo. Però il problema della nullafacenza post-laurea è largamente diffuso un po’ in tutto il mondo e qui viene raccontata piuttosto bene. Il film non ha un grandissimo ritmo ma data la breve durata ed una buona varietà, colpisce e rimane impresso senza scadere nella ripetitività o noia e si lascia guardare con estremo piacere. Essendo il mio recente passato molto vicino a quello di Tamako mi sono sentito coinvolto particolarmente, ma anche chi non ha avuto la sindrome post-universitaria (o la sua versione peggiore: la terribile post-erasmus) troverà un bel film abbastanza agrodolce ma simpatico. Il finale magari potrebbe lasciare un attimo interdetti, ma per me va benissimo così!

Un film da evitare se state per laurearvi e siete felici per il traguardo raggiunto. Il fancazzismo post-laure è in agguato! A parte le stronzate questo è un bel filmettino, dategli un’occhiata!

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